Quando il cerino resta in mano alla guardia medica.

Commette il reato di rifiuto atti d’ufficio la guardia medica che omette la visita domiciliare. Cassazione penale Sentenza n. 39428 del 24/08/2017.

Il Fatto: una donna accusa al proprio domicilio forti dolori all’addome e chiama il 118 che, sulla scorta del riferito telefonico, ritiene il caso di competenza della guardia medica. La donna chiama allora la guardia medica che le prescrive telefonicamente un farmaco spasmolitico senza recarsi al suo domicilio. A questo punto la donna rintraccia il proprio medico di fiducia (fuori servizio) che, anch’egli telefonicamente, suggerisce alla propria paziente di farsi accompagnare da un familiare al pronto soccorso. La donna viene visitata in accettazione e ricoverata per colangite acuta, quindi viene dimessa. La guardia medica finisce sotto procedimento penaale  e viene condannata per omissione di atti d’ufficio.

La sentenza non fa una grinza dal punto di vista procedurale penale ma il caso riveste rilevanti profili in ambito disciplinare medico dove tutti e tre i sanitari intervenuti telefonicamente sono parimenti responsabili di omissione di trattamenti diagnostici e terapeutici. In sede penale, tuttavia, la responsabilità è personale e pertanto chi doveva materialmente compiere il proprio dovere dinanzi alla legge penale (il medico della guardia medica) risulta non averlo fatto. E dal momento che nell’ambito delle circostanze di tempo e di luogo l’obbligo assistenziale era posto in capo a chi svolgeva il servizio sostitutivo del medico di fiducia (la guardia medica) la condanna per omissione di atti d’ufficio è la logica conseguenza degli accadimenti. Rimane tuttavia in piedi la violazione dell'obbligo deontologico di assistenza, commessa in pari misura d tutti e tre i soggetti professionali sanitari interpellati dall'ammalata. 

C'erano voluti oltre tre decenni e finalmente, nel giugno 2016, la IV Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione (presidente BLAIOTTA, Relatore MONTAGNI) aveva recepito grazie all'Art. 3, comma 1, della  legge Balduzzi (legge 189/2012) che in tema di responsabilità sanitaria anche negligenza e imprudenza possono rivestire la connotzione di levità. E che cosa ti combina il legislatore con Legge Gelli-Bianco (legge 8 Marzo 2017, n. 24)? abolisce il comma 1 dell'Art. 3 della legge Balduzzi. Un vero autogoal per i medici. E la Suprema Corte di Cassazione  è di nuovo all'attacco degli operatori sanitari. La legge Gelli-Bianco infatti  ha introdotto la responsabilità degli operatori sanitari (medici, infermieri, tecnici, fisioterapisti, ecc.) e di conseguenza l'indirizzo giurisprudenziale consolidato sulla classe medica trova estensione alla nuova categoria,l'operatore sanitario,  pubblico e privato. Si veda, in proposito, sia la Sentenza Blaiotta-Montagni del 6 Giugno 2016 che la Sentenza Blaiotta-Montagni del 20 Aprile 2017 (link sottostanti, relativi alla sentenza del 6 Giugno 2016 della Iv Sez. Penale, n. 23283/2016, nonchè della Sentenza n. 28187 del 20 Aprile 2017, IV Sez.Penale, ancora Blaiotta presidente e Montagni Relatore.La nuova legge sulla responsabilità degli  operatori sanitari introduce delle novità sul contenzioso giudiziario tra le parti che non potrà essere esperito senza un previo tentativo di conciliazione cui devono partecipare entrambe le parti con le rispettive assicurazioni, se esistenti. Il magistrato nominerà un collegio di consulenti tecnici d'ufficio che esaminerà gli atti documentali e dopo averr visitato la parte danneggiata proporrà un accordo in base alle risultanze tecniche e alle perizie (tentativo di conciliazione).Una ulteriore novità della legge Gelli Bianco riguarda l'istituzione dell'AutoritY Garante per  il diritto alla salute (Art.32 Carta Costituzionale) a cui i cittadini potranno rivolgersi per segnalazioni. 

per gentile concessione di Giurisprudenza Penale,Sentenza 23283, del 6 Giugno 2016

Sentenza n. 28187 del 20 Aprile 2017

Per gentile concessione del Cons.Chindemi,Corte Cassazione:la Resp.Medica e delle Str.Sanit.

Per gentile Concessione del Cons.Rossetti,Corte Cassazione,La prova della colpa nella Resp.Sanitaria

 

Il dott. Libero Russo redige perizie in materia penale, civile ed ecclesiastica (canonica). La perizia richiesta da una parte interessata al procedimento è tecnicamente definita consulenza tecnica di parte mentre se è richiesta da un magistrato è definita perizia d'ufficio. Possono essere forniti altresì pareri extragiudiziali cioè consultazioni del tutto private anche semplicemente orali ovvero scritti anche nel caso debbano essere prodotti in arbitrati. Il metodo preferito dallo studio è quello di avvalersi dell'ausilio di professionisti specializzati nel campo idel sapere scientifico in cui è richiesto il parere che deve esere poi supportato dal punto di vista tecnico del medico legale. E così avremo ausiliari ortopedici, ostetrico-ginecologi, neurologi, cardiochirurghi, radiologi e così via. La presenza di uno specialista esperto nel caso specifico da esaminare è assolutamente imprescindibile per la necessità (imperativa nel settore medico legale) di individuare e provare il nesso di causalità materiale (ovvero il rapporto stretto tra azione od omissione e le loro conseguenze). In medicina legale penalistica l'Art. 40 del codice penale prevede che "nessuno può essere punnito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l'evento dannoso o pericoloso, da cui dipende l'esistenza del reato,non è conseguenza della sua azione od omissione.Non impedire un evento, che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo". Inoltre, secondo l'Art.42 del C.P. "nessuno può essere punito per un'azione od omissione preveduta dalla legge come reato, se non l'ha commesso con dolo, salvi i casi di delitto preterintenzionale o colposo espressamente preveduti dalla legge".Perchè sussista un reato doloso è necessaria la coscienza dell'anti-giuridicità dell'azione che si vuole commettere. Dunque la conseguenza di questa azione (o omissione) è l'evento dannoso, che viene preveduto e voluto (con azione o omissione) da chi lo pone in essere. Nel reato preterintenzionale, invece, chi compioe una determinata azione od omissione

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