Lesione della possibilità di affrontare liberamente la fine della vita

Cassazione Civile Sez. 3, 15/4/2019, n. 10424

In presenza di colpevoli ritardi nella diagnosi di patologie ad esito infausto l’area dei danni risarcibili non si esaurisce nel pregiudizio recato alla integrità fisica del paziente, privato, in ipotesi, della possibilità di guarigione o di una più prolungata e qualitativamente migliore esistenza fino all’esito finale. Al contrario include la perdita della possibilità del paziente di "programmare il suo essere persona nel frangente, delicatissimo, della consapevolezza del fine vita, ovvero di determinarsi liberamente nella scelta dei propri percorsi esistenziali in una condizione di vita affetta da patologie ad esito certamente infausto(così in motivazione, Cass.Sez.3, ord.2 marzo 2018, n. 7260, Rv.647957/01) con la conseguenza della lesione della libertà di scegliere come affrontare l'ultimo tratto del proprio percorso di vita. Una situazione meritevole di autonoma e ulteriore tutela rispetto alla perdita di chance, pure ipotizzabile in caso di malpractice sanitaria. Quindi, non solo la tutela della scelta di procedere nei tempi più celeri possibili all’attivazione di una strategia terapeutica o la determinazione per la possibile ricerca di alternative di indole meramente palliativa, ma anche la tutela della decisione di vivere le ultime fasi della propria vita nella cosciente e consapevole accettazione della sofferenza e del dolore fisico in attesa della fine, giacchè tutte queste scelte appartengono, ciascuna con il proprio valore e la propria dignità, al novero delle alternative esistenziali. Cassazione Civile Sez.3, n. 10424/2019

 

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